Ai sensi della legislazione comunitaria (Dir. 2009/28/CE) e nazionale (D.Lgs. 387/2003) sull’incentivazione delle fonti rinnovabili, con il termine “biomassa” deve intendersi “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.
La definizione include una vastissima gamma di materiali, vergini o residuati di lavorazioni agricole e industriali, solidi e liquidi, con un ampio spettro di poteri calorifici. In funzione della tipologia di biomassa e quindi della tecnologia più appropriata per la relativa valorizzazione energetica, così come secondo la taglia di interesse e degli usi finali dell’energia prodotta, termici e/o elettrici, è possibile scegliere tra una pluralità di soluzioni impiantistiche.
La combustione diretta della biomassa, in caldaie apposite, ne comporta un’ossidazione totale ad alta temperatura.
Essa può essere condotta secondo differenti tecnologie: in sospensione, su forni a griglia fissa o mobile, su letto fluido. Gassificazione, pirolisi e carbonizzazione sono processi che comportano invece un’ossidazione parziale della biomassa, in modo da ottenere sottoprodotti solidi, liquidi e gassosi, più puri rispetto alla fonte di partenza, che possono poi essere combusti completamente in un passaggio successivo.
Le centrali termoelettriche alimentate da biomasse solide o liquide compiono la conversione dell’energia termica contenuta nella biomassa in energia elettrica.
Le taglie delle centrali possono variare dalle medie centrali termoelettriche alimentate da biomasse solide, solitamente da cippato di legno, sino ai piccoli gruppi elettrogeni alimentati da biocombustibili liquidi.
Al di là di una fase preliminare di trattamento della biomassa, gli impianti termoelettrici alimentati a biomasse possono essere anche abbastanza simili a quelli alimentati con combustibili tradizionali e, come per questi, è possibile avere differenti cicli termici.
Le tipologie impiantistiche più diffuse sono le seguenti:
- impianti tradizionali con forno di combustione della biomassa solida e caldaia che alimenta una turbina a vapore accoppiata ad un generatore;
- impianti con turbina a gas alimentata dal syngas ottenuto dalla gassificazione di biomasse;
- impianti a ciclo combinato con turbina a vapore e turbina a gas;
- impianti termoelettrici ibridi, che utilizzano biomasse e fonti convenzionali (il caso più frequente è la co-combustione della biomassa e della fonte convenzionale nella stessa fornace);
- impianti alimentati da biomasse liquide (oli vegetali, biodiesel), costituiti da motori accoppiati a generatori.
Da: Gestore Servizi Energetici
Nella foto: Schema esemplificativo di un impianto a biomasse.